E STICAZZI?

/e stiˈkattsi/

La filosofia pratica romana per riportare le cose alle loro reali dimensioni.

E STICAZZI?

Quello che sembra

Una parolaccia. Una delle tante espressioni colorite per cui Roma, nei secoli, ha sviluppato una certa competenza.

Quello che significa

E a me?

Più precisamente: per quale motivo questa informazione dovrebbe avere una qualche conseguenza sulla mia esistenza?

Solo che Roma, città con quasi tremila anni di storia, non ha tempo da perdere e ha sintetizzato tutto in due parole: E sticazzi?

— Ho comprato il nuovo telefono.
— E sticazzi?

— Mio cognato conosce uno che lavora in televisione.
— E sticazzi?

Non è necessariamente un insulto. È una procedura di ridimensionamento. Tu presenti un fatto attribuendogli importanza 87. Roma lo esamina. Importanza effettiva: 4. Pratica chiusa.

Attenzione, però

Qui l’Italia si divide. Fuori da Roma potreste sentire «Sticazzi!» con il significato di «Accidenti! Che roba!». Il romano, nel frattempo, vi guarda perplesso: gli avete appena comunicato che non ve ne importa niente.

Per esprimere stupore, Roma dispone di un’altra sofisticata tecnologia: ME COJONI!

STICAZZI → irrilevanza.
ME COJONI → meraviglia.

Invertirli è possibile. Come è possibile guidare contromano.

La chiave di lettura

Esticazzi? non serve semplicemente a dire «non me ne importa». Serve soprattutto contro una delle più antiche debolezze dell’essere umano: prendersi troppo sul serio.

Status symbol. Conoscenze importanti. Curriculum raccontati a cena. Vacanze esibite. Drammi minuscoli presentati come crisi geopolitiche.

Roma ascolta. Roma valuta. Roma ha visto imperatori, papi, invasioni, repubbliche, ministeri, mondiali, governi durati sei mesi e autobus che forse arriveranno.

Poi alza appena un sopracciglio. Esticazzi?

Manuale minimo di sopravvivenza

Se siete a Roma e qualcuno vi dice: «Quello lì guadagna ventimila euro al mese», non rispondete «Sticazzi!» a meno che non intendiate: «Non vedo in che modo questa informazione dovrebbe riguardarmi.»

Se invece siete sinceramente impressionati, potete tentare «Me cojoni!». Ma il tono conta. La faccia conta. E soprattutto conta sapere quando fermarsi.

Roma è generosa con chi prova a capirla. Molto meno con chi, dopo un weekend a Trastevere, torna a casa parlando come Alberto Sordi.

In una frase

Il mondo: «Guarda quanto sono importante.»
Roma: «Esticazzi?»

Una parola tira l’altra.

Hai appena scoperto un’altra stranezza italiana. Ce ne sono parecchie altre.

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