Quello che sembra
La parola “complotto”, pronunciata da qualcuno che ha perso contemporaneamente fiducia nelle istituzioni e dimestichezza con le consonanti.
Quello che significa
GOMBLODDO! è il momento esatto in cui una discussione smette di aver bisogno di prove.
Anzi: meglio se le prove non ci sono.
Perché se ci fossero, sarebbe troppo facile. Se invece non ci sono, significa evidentemente che qualcuno le ha fatte sparire.
Una scia nel cielo. Un blackout. Una moneta digitale. Un ingrediente scritto troppo piccolo. Un politico che stringe la mano a un altro politico. Il vicino che ha installato un’antenna nuova.
Tu vedi coincidenze. Lui vede collegamenti.
E soprattutto ha visto un video di quarantasette minuti registrato dentro un’automobile da un signore che comincia dicendo: «Questo video lo cancelleranno.»
Il video è online dal 2018.
La chiave di lettura
Il GOMBLODDO! è una costruzione meravigliosamente autosufficiente.
Se una fonte conferma la teoria, è una prova. Se la smentisce, è coinvolta. Se gli esperti concordano, sono pagati. Se non concordano, finalmente uno che ragiona con la propria testa.
E se chiedi: «Ma quale sarebbe il motivo?» hai appena dimostrato di non aver capito quanto in alto arrivi la cosa.
È praticamente impossibile vincere. Anche perché tu stai discutendo con una persona. Lui con il Sistema™.
Manuale minimo di sopravvivenza
Non chiedere mai: «Ma chi sarebbero esattamente “loro”?»
Potresti ricevere una risposta. Peggio ancora: potresti ricevere un link.
A quel punto hai tre possibilità: aprirlo e perdere quarantasette minuti della tua vita; non aprirlo e confermare che hai paura della verità; scrivere «interessante» e sperare che la conversazione muoia lì.
Non morirà lì.
Nota culturale
La grafia GOMBLODDO non è un errore.
È una caricatura linguistica e memetica di complotto, usata soprattutto per prendere in giro l’ossessione complottista e quella particolare convinzione per cui dietro ogni fatto visibile debba necessariamente esistere una regia invisibile.
Perché il vero complottista non dice: «Non lo so.» Dice: «È proprio quello che vogliono farti credere.»
E improvvisamente torna tutto. Soprattutto quello che non tornava.
