Quello che sembra
Un’espressione volgare.
E, a voler essere precisi, anche piuttosto difficile da spiegare letteralmente.
Quello che significa
Fare qualcosa senza metodo, senza criterio, senza particolare attenzione a come verrà fuori.
Non significa semplicemente farla male.
Per fare una cosa a cazzo di cane serve qualcosa di più: bisogna sapere, almeno vagamente, che esisterebbe un modo corretto di farla.
E decidere di procedere diversamente.
La scena
Il progetto era chiaro.
C’erano un responsabile, una procedura, un disegno, tre settimane di tempo e persino una cartella condivisa chiamata VERSIONE DEFINITIVA.
Poi qualcosa è successo.
La consegna è domani.
Il responsabile non risponde.
Il disegno aggiornato ce l’ha forse Marco.
La cartella contiene undici file, di cui quattro si chiamano DEFINITIVO_ULTIMO.
Qualcuno domanda:
— Come facciamo?
Silenzio.
Poi arriva la risposta che in Italia ha salvato più scadenze di qualsiasi sistema gestionale:
— Facciamolo a cazzo di cane.
E improvvisamente il progetto riparte.
Boris non l’ha inventato. Ha fatto di peggio.
L’espressione esisteva già.
Poi è arrivato Boris.
E René Ferretti l’ha trasformata da modo di dire a metodo produttivo.
Da quel momento a cazzo di cane non descrive più soltanto una cosa fatta male.
Descrive un intero ecosistema nel quale tutti sanno come andrebbero fatte le cose, tutti sanno che non verranno fatte così e, soprattutto, nessuno sembra particolarmente sorpreso.
Attenzione
Se provi a montare una libreria e sbagli una vite, l’hai montata male.
Se butti via le istruzioni, cominci dal ripiano centrale, scopri che manca una vite, ne prendi una dalla sedia della cucina e alla fine la libreria pende ma «tanto regge»...
l’hai montata a cazzo di cane.
La differenza è sottile.
Ma fondamentale.
Chiave di lettura
C’è però un ultimo dettaglio.
Una cosa fatta a cazzo di cane può essere brutta, approssimativa, incomprensibile.
Ma può funzionare.
Ed è proprio lì che nasce il problema.
Perché se funziona, la prossima volta qualcuno dirà:
— Facciamo come l’altra volta.
Ed è così che un’emergenza diventa una procedura aziendale.
