A POSTO COSÌ

/a ˈposto koˈzi/

A posto così: tre parole educate per dire perfetto, basta, non voglio altro e, se insisti ancora, vattene.

A POSTO COSÌ

Quello che sembra

Una rassicurazione.

È tutto perfetto. Non manca niente. Grazie. Tre parole semplici con cui l’italiano comunica di aver raggiunto uno stato di temporanea completezza materiale e spirituale. «A posto così.»

Quello che è

Un confine. Da questo momento in poi, qualsiasi cosa tu mi proponga non è più servizio. È sconfinamento.

Può significare: ho finito; non mi serve altro; non aggiungere niente; non cercare di migliorare la situazione; posa quella brochure; allontanati lentamente. E soprattutto: ho già detto di no in maniera civile. Non costringermi a cambiare registro.

La scena

Ristorante. Hai mangiato antipasto, primo, secondo e dolce. Il cameriere arriva. «Un caffè?» — «No grazie, a posto così.» Persona normale: porta il conto. Cameriere commerciale: «Un amaro? Limoncello? Grappa? Qualcosa da dividere?» A questo punto non vuoi più il conto. Vuoi la liberazione del tavolo.

Lo stesso fenomeno si verifica nei negozi. Compri una camicia. «Le faccio vedere anche i pantaloni?» — «No grazie, sono a posto così.» «La cintura? Le calze? Intimo?» Il venditore professionista sa riconoscere quando l’acquisto è concluso. Quello invasato vede davanti a sé un portafoglio che inspiegabilmente contiene ancora denaro e considera suo dovere morale correggere l’anomalia. Se potesse, dopo averti venduto tutto, ti chiederebbe: «L’ossigeno lo lascia così oppure facciamo il pacchetto Premium?»

Chiave di lettura

“A posto così” è uno dei più sofisticati sistemi italiani di escalation passivo-aggressiva. La frase rimane identica. Cambia soltanto la temperatura: «A posto così 🙂» = perfetto, grazie. «No grazie, a posto così» = non desidero altro. «No, davvero. A posto così» = hai già ricevuto la risposta. «Guardi, sono a posto così» = stai diventando fastidioso. «A POSTO COSÌ» = la prossima comunicazione avverrà tramite le autorità competenti.

Il capolavoro è che formalmente non hai mai smesso di essere educato. Hai semplicemente pronunciato le stesse tre parole finché l’altro non ha capito che la vendita è terminata e la sua presenza, tecnicamente, anche. A volte il cliente non ha bisogno di essere convinto, accompagnato o esposto a nuove opportunità. Ha bisogno che tu faccia una cosa difficilissima: smettere di vendergli roba. È a posto così.

Una parola tira l’altra.

Hai appena scoperto un’altra stranezza italiana. Ce ne sono parecchie altre.

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