Quello che sembra
Un’espressione che gli italiani pronunciano continuamente, possibilmente gesticolando, mentre preparano la pasta.
Una di quelle cose che esistono soprattutto nei film americani ambientati in Italia, nei videogiochi con idraulici baffuti e nei musical svedesi.
E invece, per una volta, lo stereotipo è vero.
Quello che è
Gli italiani dicono davvero “Mamma mia!”. E anche parecchio.
Il problema è capire cosa significhi.
Perché mamma mia può voler dire: Che meraviglia. Che schifo. Che paura. Che palle. Non ci posso credere. Quanto cazzo costa? Guarda questo. Siamo fottuti.
Tecnicamente sono due parole. Praticamente è un intero sistema operativo emotivo.
La traduzione, quindi, serve fino a un certo punto. Quello che conta è l’intonazione.
Mamma mia! Hai visto che macchina?
Mamma mia… È solo lunedì.
Mamma mia?! Centottanta euro per mangiare due spaghetti?
MAMMA MIA. Tua moglie ha detto: «Quando torni a casa dobbiamo parlare.»
In tutti i casi la madre, curiosamente, non c’entra assolutamente niente.
La scena
Succede qualcosa. Non importa cosa.
Può essere bellissimo, terribile, costosissimo, imbarazzante o semplicemente molto italiano.
L’italiano osserva la situazione. Valuta attentamente tutte le possibili sfumature semantiche a sua disposizione.
Poi sceglie: «Mamma mia.»
Funziona sempre.
Chiave di lettura
Gli ABBA non hanno inventato Mamma Mia!. Super Mario nemmeno.
Hanno semplicemente capito una cosa che gli italiani sapevano già da tempo:
se hai l’intonazione giusta, due parole bastano per commentare praticamente qualsiasi cosa.
E questa volta, cari stranieri, potete continuare a dirlo.
Lo diciamo davvero anche noi.
