AURA

/ˈaura/

La Gen Z ha trasformato il carisma in un sistema a punti. E chi è cresciuto con Dragon Ball parte già confuso.

AURA

Quello che sembra

Una specie di energia invisibile che circonda le persone. Chakra, vibrazioni, cristalli, incenso.

Oppure, se sei cresciuto negli anni Novanta, quella roba luminosa che compariva intorno a Goku quando la situazione cominciava a farsi seria.

Insomma: l’aura sai cos’è.

O almeno così credi.

Quello che è

Il nuovo sistema metrico decimale della dignità personale.

Per la Gen Z l’aura è quel patrimonio invisibile di fascino, sicurezza, carisma e presenza scenica che ognuno di noi porta con sé. E soprattutto può aumentare o diminuire.

Entri in una stanza senza dire niente e tutti si girano? +1000 aura.

Ti cade il telefono e lo riprendi al volo senza nemmeno guardare? +500 aura.

Saluti qualcuno che in realtà stava salutando quello dietro di te? –3000 aura.

Spingi tre volte una porta con scritto TIRARE? Non fare domande. Vattene.

Il problema è che, se hai superato una certa età, eri rimasto a un sistema molto più semplice. Uno era figo. Oppure faceva una figura di merda. Fine.

Poi arriva qualcuno nato nel 2006, ti vede inciampare entrando in ufficio e sentenzia: «Bro, –5000 aura.»

Ed è lì che avviene il vero passaggio generazionale. Perché tu l’aura ce l’avevi già. L’avevi imparata da Dragon Ball. Solo che ai tuoi tempi serviva per diventare Super Saiyan. Adesso serve per stabilire quanto hai perso in dignità dopo aver detto al cameriere «altrettanto» quando ti ha augurato buon appetito.

–10.000 aura.

La chiave di lettura

La Gen Z non ha inventato l’aura. Ce l’ha requisita.

Ha preso una parola che per una generazione significava energia, potenza, Goku che urlava per tre puntate consecutive e l’ha trasformata in una specie di conto corrente del carisma.

Ogni gesto è una transazione. Ogni figuraccia è un prelievo. Ogni momento inspiegabilmente figo è un bonifico.

E la cosa meravigliosa è che non esiste nessuna banca centrale dell’aura. I punti vengono assegnati a caso. +100 aura. –700 aura. +10.000 aura. Non importa. Tutti capiscono perfettamente cosa significa.

Tranne te. Che a un certo punto commetti l’errore definitivo: «Scusate ragazzi, ma cosa vuol dire “aura”?»

Silenzio.

–50.000 aura.

Una parola tira l’altra.

Hai appena scoperto un’altra stranezza italiana. Ce ne sono parecchie altre.

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