Quello che sembra
Un complimento.
Quello che è
Un modo rapidissimo di prendere posizione.
In Italia succede una cosa curiosa.
Raramente assistiamo a qualcosa senza commentarla.
Un piatto arriva al tavolo.
"Top."
Un amico compra una macchina nuova.
"Spettacolo."
Qualcuno racconta una storia incredibile.
"Assurdo."
Una vacanza va meglio del previsto.
"Devastante."
Le parole cambiano con il tempo.
Ieri era forte.
Prima ancora mitico.
Domani sarà qualcos'altro.
Ma il meccanismo resta identico.
Per gli italiani, raccontare un'esperienza e commentarla sono quasi la stessa cosa.
Non basta vedere.
Bisogna far sapere agli altri come ci ha fatto sentire.
Per questo spesso basta una parola.
Non descrive la realtà.
Descrive il nostro rapporto con quella realtà.
Uno straniero potrebbe pensare che sia un'abitudine superficiale.
In realtà è un modo per creare complicità.
Quel piccolo commento invita l'altro a fare lo stesso.
A dire se è d'accordo.
A condividere l'entusiasmo.
O a prenderne le distanze.
La conversazione continua.
La chiave di lettura
Gli italiani non condividono soltanto i fatti. Condividono continuamente il giudizio sui fatti.
Per questo, davanti a qualcosa che ci colpisce, sentiamo quasi sempre il bisogno di dire almeno una parola.
A volte quella parola è semplicemente:
Top.
