IL DUE DI PICCHE

/ˈdu.e di ˈpikke/

Il rifiuto sentimentale per eccellenza: una carta da gioco diventata diagnosi ufficiale di una speranza mal riposta.

IL DUE DI PICCHE

Quello che sembra

Una carta da gioco particolarmente sfortunata.

Quello che è

La certificazione ufficiale che tu avevi capito una cosa e l’altra persona decisamente un’altra.

Prendere un due di picche significa essere respinti sentimentalmente.

Non serve essere innamorati. Non serve una relazione. Non serve nemmeno essere arrivati al primo appuntamento.

Basta averci provato.

Hai scritto. Hai invitato. Hai flirtato. Hai interpretato quel «😂» come un segnale inequivocabile. Hai già confidato agli amici che secondo te ci sta.

Poi arriva:

— «Sei davvero una bella persona.»
— «In questo periodo non cerco niente.»
— «Ti vedo più come un amico.»
— «Ahahah, sei scemo 😂»

Due di picche.

La cosa meravigliosa è che in italiano il rifiuto non si riceve. Si prende.

Come una multa. Come una porta in faccia. Come qualcosa che fino a cinque minuti prima eri assolutamente convinto non potesse succedere.

E naturalmente, dall’altra parte, qualcuno il due di picche lo dà.

— «Com’è andata con Lara?»
— «Lascia perdere.»
— «Due di picche?»
— «Cambiamo argomento.»

Da dove viene?

Il povero due di picche non ha fatto nulla per meritarsi questa reputazione.

L’espressione arriva dal mondo delle carte da gioco, dove il due è tradizionalmente una carta di scarso valore. Non a caso esiste anche il modo di dire «valere quanto un due di picche»: valere pochissimo.

Da lì il passaggio al rifiuto è quasi perfetto. Tu ti presenti al tavolo convinto di avere una gran mano. L’altro guarda le carte. E ti lascia con un due.

Le picche, tra l’altro, non hanno l’esclusiva della disgrazia: nella tradizione italiana si trovano anche espressioni come «dare il due di coppe» e «dare il due di bastoni», legate ai diversi mazzi regionali e sempre all’idea di negare, respingere o assegnare qualcosa di scarso valore.

Insomma, molto prima delle app di incontri avevamo già trasformato il rifiuto in una carta da gioco.

La chiave di lettura

Un due di picche non deve essere necessariamente crudele.

Anzi.

Può essere educatissimo. Delicatissimo. Premuroso.

Può persino arrivare accompagnato da un cuore. ❤️

Che, in determinate circostanze, rende tutto molto peggio.

Perché il vero problema non è prendere il due di picche. È accettare di averlo preso.

Da quel momento comincia una delle più sofisticate attività interpretative della cultura italiana:

— «Ha detto che in questo momento non vuole una relazione.»

In questo momento.

Hai sentito?

IN QUESTO MOMENTO.

Oppure:

— «Mi ha detto che sono importante per lei.»

Certo.

Come amico.

— «Però mi ha messo il cuore al messaggio.»

Era un cuore rosso?

— «No.»

Due di picche.

L’evoluzione della specie

IERI:
«Ho preso un due di picche.»

OGGI:
«Mi ha friendzonato.»

Sembrano la stessa disgrazia. Non lo sono.

Per prendere un due di picche basta provarci ed essere respinti.

Per essere friendzonato, invece, serve qualcosa di più: un rapporto che uno dei due vorrebbe trasformare in qualcosa di sentimentale e che l’altro mantiene, con notevole precisione chirurgica, nel territorio dell’amicizia.

Il risultato può sembrare simile.

La differenza è che il due di picche chiude una porta.

La friendzone te la lascia aperta.

Ma solo per entrare come amico.

Una parola tira l’altra.

Hai appena scoperto un’altra stranezza italiana. Ce ne sono parecchie altre.

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