Quello che sembra
Un avverbio.
Quello che è
Fra tutte le parole italiane che mettono in difficoltà gli stranieri, magari è probabilmente la più ingannevole.
Perché non significa una cosa sola.
Può voler dire "mi piacerebbe", "forse", "sarebbe bello", "chissà". A volte sembra perfino un sì. Altre volte assomiglia a un no.
Ma nessuna di queste traduzioni coglie davvero il punto.
Magari è la parola con cui gli italiani si rifiutano di chiudere il futuro.
In molte culture una risposta serve soprattutto a decidere. Sì oppure no.
Gli italiani, invece, hanno una naturale diffidenza verso le conclusioni definitive. Preferiscono lasciare uno spiraglio aperto, concedere una possibilità agli eventi, aspettare che la vita faccia la sua parte.
Così, quando un amico propone un viaggio, un nuovo lavoro o persino un sogno improbabile, la risposta non è quasi mai un rifiuto categorico.
È un magari.
Non promette nulla.
Ma non spegne nemmeno l'idea.
È una parola che protegge le possibilità.
Forse è anche per questo che piace tanto agli italiani: perché lascia al domani il diritto di sorprenderci.
Scena
— L'anno prossimo ci compriamo una casa in Toscana.
— Magari.
— Quindi dici di sì?
— No...
— Quindi dici di no?
— Ho detto magari.
La chiave di lettura
Per gli italiani, il futuro è troppo imprevedibile per meritarsi un "no" definitivo.
